
Ricordo, per chi fosse interessato, che Ani tornerà in Italia il 21 ottobre per un concerto al Rolling Stones a Milano.
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In attesa dell'uscita dell'uscita del film con Angelina Jolie, ho deciso di recuperarmi il graphic novel scritto da Mark Millar e disegnato da J.G. Jones.
Il fumetto è molto divertente e trasgressivo e tratta di uno sfigato di nome Wesly Gibson che tutto d'un tratto scopre non solo di essere il figlio di uno dei più bravi killer del mondo ma che dal 1986 il mondo è comandato dai supercriminali, che dopo aver sconfitto tutti i supereroi se lo sono diviso. Da qui, praticamente per Wesly si apre un nuovo mondo, fatto di sopprusi, violenza e sesso. In tutta questa bolgia lui dovrà scoprire chi ha ucciso il genitore.
L'idea è sicuramente molto interessante, i disegni molto belli con un uso molto accorto del chiaroscuro. La pecca più grande è forse il fatto che la storia doveva avere un respiro più ampio, mentre si vede, soprattutto nel finale, un po' di rafazzonatura. Comunque nel complesso il giudizio è molto positivo e vi consiglio di leggerlo se non l'avete ancora fatto
Dopo la lettura del fumetto, sono aumentati i miei dubbi sul film, in quanto ho delle grosse difficoltà a pensare che la storia non sia stata fortemente rimaneggiata e quindi privata della sua originalità. Comunque ancora pochi giorni e poi potremo scoprirlo.
Pubblico l'interessante intervista pubblicata sul sito della Bonelli all'autore di Magico Vento e Volto Nascosto. Parla dei programmi futuri delle due serie e di succose novità.
Giunto a due terzi del suo cammino editoriale, Volto Nascosto è nel cuore dell'avventura e sta per raggiungere il culmine della sua parabola narrativa. Quello che Gianfranco Manfredi (creatore della mini-serie) sta raccontando è forse il momento in cui finzione e realtà si mescolano maggiormente, con i personaggi di Ugo, Vittorio e lo stesso Volto Nascosto che stanno divenendo il vero e proprio motore della storia, in parte anche di quella con la "S" maiuscola. Abbiamo chiesto allo sceneggiatore e ideatore della collana di fare con noi un punto della situazione, scostando il sipario e sbirciando dietro alle quinte del presente e del futuro di Volto Nascosto.
Quanto è difficile raccontare questa serie rispettando gli eventi realmente accaduti e, contemporaneamente, facendo muovere i tuoi personaggi di fantasia in uno scenario così vincolato dalla realtà storica?
Non è facile, ma è quello che si fa in ogni romanzo d’avventura a sfondo storico. Richelieu e Mazarino erano personaggi storici e i tre moschettieri più uno, no. I personaggi di fantasia consentono di dare in sintesi e per eventi esemplari il sapore di un’epoca e il senso di certi avvenimenti che in un libro di storia devono invece essere raccontati in ordine, senza trascurare passaggi, dettagli, cause, interessi e soggetti in gioco. Inoltre, naturalmente protesi verso l’oggettività dei fatti, i libri di Storia spesso ci fanno apparire il passato come lontano e distante da noi, in un romanzo, invece, attraverso personaggi che il lettore può trovare straordinariamente simili ai suoi contemporanei, si può creare una sorta di corto circuito tra presente e passato, senza perciò usare la Storia solo come Costume, o risolverla in metafora, cosa che può portare a ricostruzioni di maniera e false come un’antica moneta riprodotta in plastica. Una moneta del genere la si può rimettere in circolazione come gioco o gadget e si può anche ricavarne profitto, però falsa era e falsa rimane.
Si sta per aprire l'arco narrativo finale di Volto Nascosto. Senza svelare troppo, cosa puoi anticiparci degli albi che ci aspettano nei prossimi mesi?
Ci saranno molte sorprese. E alla fine si potrà anche rileggere l’intera saga da capo, cogliendo cose che a un primo esame potevano sembrare puramente esornative e casuali e che invece già rivelavano il mistero. Questa infatti è una caratteristica tipica del mystery. Non è necessario che ci sia un cadavere e un detective perché ci sia mistero. Ma uno scrittore consapevole non deve mai barare al gioco occultando gli indizi e le prove, deve anzi mettere a disposizione del lettore tutte le tracce utili a svelare l’enigma, per poi sorprenderlo alla fine con una spiegazione che era lì, sotto gli occhi, per quanto dissimulata. Nei fugaci colloqui che ho avuto con i lettori, mi sono reso conto che nessuno l’ha ancora intravista questa soluzione. Peccato che a serie finita non ci sia un altro numero in cui pubblicare i commenti dei lettori, però spero di riceverne lo stesso e, di sicuro, risponderò a tutti personalmente.
Rispetto a una collana a lungo corso come Magico Vento, come ti sei trovato a lavorare su un racconto chiuso, con un preciso inizio, svolgimento e conclusione come Volto Nascosto?
Devo essere sincero? Meglio. Se si sa in anticipo come va a finire la storia, si può raccontarla in modo più equilibrato. Inoltre, in una serie a termine c’è un elemento di tensione in più, perché in teoria i protagonisti potrebbero anche morire.
Abbiamo già potuto ammirare diversi stili di disegno sulla serie, ma sappiamo che, da qui alla conclusione (che avverrà con il quattordicesimo episodio), vedremo nuovi nomi ai pennelli. Parlaci degli illustratori che animeranno le ultime sei avventure...
Giuseppe Matteoni, Ersin Burak, Alessandro Nespolino, Gigi Simeoni e Massimo Rotundo: alcuni di questi autori di uno o più episodi già pubblicati, altri alla loro prima comparsa sulle pagine di Volto Nascosto. Uno dei compiti più ardui che hanno dovuto affrontare è stato quello di visualizzare personaggi già caratterizzati in precedenza da altri. In una serie classica, questo è limitato ai protagonisti; nella nostra mini-serie, invece, il problema riguarda decine di personaggi che tornano durante tutto il corso della narrazione. Questo è stato il loro unico vincolo, per il resto credo che i disegnatori siano stati più che felici e liberi di affrontare scenari insoliti e molto vari, da episodio a episodio. Comunque, è limitato il numero degli ambienti che tornano. Le avventure dalla metà della serie in avanti, inoltre, sono molto più spettacolari, poiché si svolgono nel pieno della guerra. Dunque, cavalli, muli, cannoni, montagne, eserciti contrapposti, scontri a fuoco e all’arma bianca… c’è di tutto e di più, e i disegnatori hanno dato il meglio.

E dopo Volto Nascosto? Concentrerai tutta la tua attenzione su Magico Vento o hai già altri progetti nel cassetto?
Un’idea ce l’ho, voglio elaborarla con la necessaria calma, ma è già sufficientemente definita. Ho stabilito un certo percorso anche riguardo a Magico Vento che sta attraversando una fase di racconto molto importante perché si avvicina al momento della resa dei conti finale con Hogan, cui seguirà una nuova saga, simile a quella narrata per la guerra contro i Sioux, ma riguardante gli Apache e raccontata in modo assai diverso. Questo nuovo ciclo ho appena iniziato a scriverlo. Per il resto, mi rendo conto che questi sono anni di cambiamento, un cambiamento profondo che riguarda tutti i mezzi di comunicazione, e cerco dunque di attrezzarmi ad affrontarlo, imparando da chi ne sa più di me e che è disponibile a collaborare a percorsi editoriali rinnovati, perché non c’è nulla di peggio nel lavoro creativo che evitare di affrontare le sfide del proprio tempo. Per me, questo è sempre stato essenziale. Ho lavorato in molti campi: i dischi, e ora le case discografiche sono praticamente tramontate, il cinema, e se ne fa pochissimo in Italia, nonostante i segnali di risveglio, la televisione, e quella generalista al di là delle rituali polemiche che si scatenano in proposito, conta sempre meno rispetto ai canali satellitari e digitali e alle TV on-line, e infine la letteratura, dove si pubblica sempre di più e si legge sempre di meno, con quantitativi medi di vendita per singolo libro che calano di anno in anno, dilatando la forbice tra i pochi scrittori che vendono centinaia di migliaia (se non milioni) di copie, e i molti che rischiano di passare direttamente dalla tipografia al macero. Mi aspettavo, dunque, di attraversare gli stessi problemi con i fumetti, che grazie agli appassionati possono vantare una maggiore stabilità nel tempo consentendo, ad esempio, a delle serie di continuare per decenni, ma che non per questo sono immuni da momenti critici e da cambiamenti. Le svolte vanno affrontate con fiducia perché possono anche essere positive. D’altro canto se non le si affronta si finisce come gli elefanti al circo, in spettacoli allestiti con cura, per carità, ma dai quali non ci si possono certo attendere novità, se non altro perché gli elefanti quello sanno fare e quello continueranno a fare.

LASCIATE PERDERE! State lontani da questo film! non solo è recitato malissimo, ma è doppiato ancora peggio e ha una sceneggiatura ridicola. E' veramente una cagata.
L'idea della storia di per sè non sarebbe neanche brutta, le piante che si ribellano agli uomini e rilasciano neurotossine che li fanno impazzire, ma è sviluppata talmente male che dopo dieci minuti inizi a tifare per le piante e sperare che muoiano tutti. Inoltre, Shyamalan (uno dei registi più sopravalutati del mondo), ha pensato bene di infilarci una specie di pistolotto newage per cui l'amore vince su tutto che rende il film ancora più stomachevole.
Evitatelo con cura.

Dopo la versione molto autorale diretta da Ang Lee qualche anno fa, eccoci al secondo film dedicato al gigante di giada. In questa seconda trasposizione non solo è cambiato il regista, stavolta alla macchina da presa troviamo Louis Leterrier, ma anche tutto il cast. Bruce Banner è infatti interpretato dal sempre ottimo Edward Norton, Betty Ross dalla splendida ma un po' timida Liv Tyler, Thunderbolt Ross da un bravissimo William Hurt e infine il cattivissimo Abominio da un incredibile Tim Roth.
Questa seconda puntata riprende in parte la storia del primo film, in quanto ritroviamo un Banner fuggiasco che si nasconde in una favelas brasiliana. La storia, eprò si discosta dal primo capitolo, in quanto lasciata da parte la vena autorale rientar nie più classici canoni del film d'azione. Questo film è figlio strettissimo della saga scritta da Bruce Jones e dai noi pubblicata dalla Panini qualche anno fa. Quel trittico di storie aveva fatto molto discutere i fan proprio perchè era quasi più una saga spionistica che non la classica storia di supereroi. Hulk non si vedeva o si intravedeva appena, come d'altronde accade anche per tutto il primo tempo del film, e la storia era più incentrata sulla fuga di Banner che cerca in tutti i modi di liberarsi della sua maledizione. Non solo, proprio come nelle storie di Jones, Banner è in contatto con un altro scenziato che sembra volerlo aiutare, tale mister Blue (chissà chi sarà? Io ne sono venuto a Capo). Come in ogni blockbuster che si rispetti c'è anche un super cattivo, Abomino appunto. L'idea, insomma, stuzzicherà parecchio i fan del fumetto, anche se bisogna dire che le discussioni sulla validità o meno di quella saga furomno veramente tante, e vi fu una netta spaccatura tra chi, come al sottoscritto piacque molto, e chi invece la detestò profondamente. Tra le chicche del film bisogna come al solito ricordare il cameo di Stan "the man" Lee e di un sempre ottimo Lou Ferrigno nel ruolo di una guardia. Alla fine del film, ma prima dei titoli di coda, comparsata di Tony Stark giusto per far aumentare la voglia per il film dei Vendicatori. State tranquilli ci vorrà ancora qualche anno.
Secondo me il film è valido, anche se non raggiunge i livelli di Iron Man. Devo dire però che in parte mi dispiace che il tentativo autorale di Ang Lee sia fallito, a me non era dispiaciuto. Questo film certamente è un classico film d'azione che viene bene per passare due ore di svago. Ve lo consiglio.

Nuovo album dei Coldplay, anticipato dai singoli Violet hill e l'omonimo Viva la vida, è il quarto album in studio. Arriva dopo l'acclamato x&y. L'album è composto da dieci canzoni:
Life in techincolor
Cemeteries of London
Lost!
42
Lovers in Japan/Reign of love
Yes
Viva la Vida
Violet hill
Strawberry swing
Death and all his friends
Le peculiarità di questo nuovo album sono innanzitutto un uso quasi ossesivo dei cori e un wall of sound creato tramite tappeti di violini o percussioni, certi afflati orientalieggianti percepibili soprattutto in canzoni tipo "yes".
Si può dire che questo sia un ottimo album, che ci propone un pop rock d'autore a cui i quattro inglesi ormai ci hanno abituati. ottima come al solito la voce di Chris Martin, che, insieme alle sonorità chitarristiche di Johnny Buckland, crea il vero trademark della band.
Come al solito la critica si dividerà tra chi considera i Coldplay una band non particolarmente originale che continua a riproporre sempre lo stesso sound e chi invece li considera una delle band più importanti apparse sualla scena negli ultimi album.
Per quanto riguarda il mio modesto parere, penso che i Coldplay, come altre band ad esempio gli ultimi R.e.m., effetivamente non siano particolarmente innovativi o almeno non come altre band tipo i Radiohead, ma sappiano comunque proporci sempre un pop rock di altissimo livello cosa che nel mondo discografico d'oggi non è affato scontato.
Il mio consiglio è quindi quello di ascoltare quest'album senza troppe paranoie, sicuri di ascoltare comunque dell'ottima musica. Se invece siete dei neofiti della band, il mio consiglio è quello di partire da album molto più belli ed impegnativi ad esempio Parachutes o Rush of blood to the head. Veramente ottimi.